1 Agcom

11.1 No alla privatizzazione del potere esecutivo fuori dall’iter giudiziario / Agcom

Abstract

Scheda

(AGCOM = Autorità per le Garanzie nelle COMunicazioni)
Il 31 marzo 2014 è entrato in vigore il nuovo regolamento sulla tutela del diritto d’autore online che conferisce all’Agcom la possibilità di richiedere l’oscuramento di siti Internet accusati di pirateria agendo a livello di IP (attraverso gli Internet Provider) senza passare per un tribunale o per l’ordine di un giudice.
Con un semplice “regolamento” cambia la filosofia ispiratrice del nostro impianto giudiziario.
Con una delibera si delega potere giudiziario ad un agenzia governativa senza il rispetto della separazione dei poteri
(Delibera n. 680/13/CONS – http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=12229 ).
Alla fondazione Ugo Bordoni (FUB) viene contestualmente affidata la gestione informatica del sistema e delle procedure per inibire l’accesso ai siti segnalati dai detentori di  diritti di proprietà intellettuale ritenuti violati. (costo della paittaforma software 600mila euro)
Tramite un modulo online ( https://www.ddaonline.it/ ), opportunamente compilato e spedito sotto forma di file PDF a mezzo posta certificata, consente a chiunque (singoli cittadini, associazioni di settore e le società di gestione collettiva) di rivendicare il copyright (diritti d’autore o diritti connessi) di un’opera presente sia online che sui mezzi radiotelevisivi (un video, ma anche una foto, un brano musicale, software, articoli e anche frammeti di opere) facendo partire le indagini da parte dell’Agcom.
Prima di entrare nel merito del provvedimento è opportuna una precisazione: l’Agcom interviene con questo provvedimento legislativo senza averne l’autorità. Come ha ampiamente dimostrato, nel corso di un convegno promosso da Sel, la professoressa Giovanna De Minico – docente di diritto costituzionale a Napoli e Advisor della commisisone Libe del Parlamento europeo – e come spiegano i più autorevoli studiosi del diritto della rete (l’avvocato Sarzana, l’avvocato Guido Scorza solo per citarne due) non esiste una norma che abbia attribuito all’Agcom il potere di legiferare in questa materia. La delega legislativa all’autorità amministrativa indipendente – perché questo è l’Agcom – riguardava solo l’antitrust televisivo, non la rete. E’ evidente la forzatura, in una materia, così delicata che richiederebbe il concorso di un ampio dibattito da parte degli eletti nel Parlamento. Un altro esempio, forse uno dei più visibili, di come si possa espropriare la democrazia.
Nel momento in cui l’Agcom accoglie la richiesta della parte offesa, ritenendola valida, il garante procede alla notifica dell’irregolarità ai gestori del sito, agli hoster e agli eventuali uploader e questi avranno 5 giorni di tempo (prorogabili, fino a un massimo di 12) per far valere le proprie ragioni o provvedere alla rimozione dei contenuti “incriminati”.
Il gestore del sito Internet o della pagina prima e l’hosting provider poi, rischiano di ricevere una richiesta e/o un ordine di rimozione di un contenuto solo genericamente identificato  quanto a collocazione online e di doversi quindi occupare della ricerca  nel sito (cosa che non dovrebbe competere a loro) rischiando di andare  incontro a situazioni che potrebbero portare all’oscuramento di un  intero sito per rendere inaccessibile un singolo file.
Il  modulo di segnalazione preveda la possibilità di notificare più opere coinvolte e il titolare dei diritti può indicare il valore delle opere oggetto della presunta violazione ed il presunto danno  subito. Di queste presunte violazioni è possibile indicare solo una  generica URL del sito ospitante, da qui uno dei rischi di abuso di  questo strumento.
In caso di violazioni massive del copyright, Agcom potrà ordinare ai provider di bloccare l’accesso alle opere illegali, ed è su questo punto che si concentrano i timori maggiori.
Questo l’altro dubbio, perché resta ancora in ombra la differenza fra violazione ordinaria e violazione “massiva”, che dovrebbe innescare un procedimento d’urgenza da parte dell’authority.
Il rischio è che questo strumento possa trasformarsi all’occorrenza in un cavallo di Troia per ridimensionare le libertà in rete in quanto in gioco non è solo il diritto d’autore, ma anche il diritto alla libera circolazione delle idee in rete.  
Non c’è alcun onere economico a carico di chi segnala che quindi può dire ciò che vuole, e mandare da una a milioni di segnalazioni, né vi è,  come avviene per la procedura di notifica e rimozione (notice and take downhttp://en.wikipedia.org/wiki/Notice_and_take_down ), alcuna conseguenza per chi segnala falsamente, così come non vi è il principio del safe harbour ( http://en.wikipedia.org/wiki/DMCA_safe_harbor ), che collegato al meccanismo di notice garantisce e protegge i provider.
Al regolamento si oppongono le associazioni che storicamente si battono per i diritti digitali, ma sono scesi in campo anche l’associazione Nazionale Stampa Online, la Federazione dei media indipendenti (Femi) e l’Open Media Coalition che anno presentato un ricorso al TAR.
Anche i provider si sono dichiarati contrari al provvedimento che attribuisce loro il non facile compito di poliziotti del web. Questi ultimi infatti, in caso di inadempienza, potranno essere multati fino a 250.000 euro e segnalati all’Autorità giudiziaria.
Una volta conclusa la procedura, il proprietario dello spazio considerato colpevole ha come unica chance di reazione il ricorso al Tar
Altre perplessità derivano dall’inefficacia di questo genere di provvedimento nei confronti della pirateria su Internet.
Si è rivelata un fallimento ad es. in Francia la legge Hadopi, che prevedeva addirittura il taglio della connessione dopo tre richiami al presunto violatore della leggi anticopyright. La sua abolizione fu una delle promesse elettorali di Hollande. In parte mantenute. Non più in nome della libertà d’espressione, nè per questioni giuridiche (come sostenevano le associazioni per le libertà informatiche identificare un computer non significa identificare il violatore delle leggi sul copyright: può essere stato chiunque non l’acquirente del pc). La legge è stata parzialmente accantonata per la sua inefficacia: con una spesa prevista di 600 milioni di euro in tre anni, in tutto erano stati inviati una quarantina di avvisi. E il collegamento staccato ad una persona. Le stesse lobby del copyright hanno fatto capire che non serviva
Idem per la Russia, dove Putin ha adottato ad agosto 2013 una Legge antipirateria tra le più dure al mondo.
L’intera operazione Agcom comunque rivela i rischi di autoritarimso legati alle pressioni delle lobby. La campagna contro la violazione del copyright può contare su autorevoli opinion maker (Segantini sul Corriere della Sera ne scrive un giorno sì e l’altro pure; l’ultima sortita è di Andrea Purgatori, proprio oggi sull’Huffington Post: http://www.huffingtonpost.it/andrea-purgatori/agcom-contro-il-download-di-musica-e-film-finalmente-i-ladri-di-contenuti-verranno-oscurati_b_5061021.html?utm_hp_ref=italy ) Campagne che si basano su dati incredibilmente falsi. Le major musicali, fino a pochi mesi fa, sostenevano che la pirateria – termine con cui loro identificano lo scambio di file in rete – produceva danni economici alla filiera produttiva dell’ordine delle decine di milioni di euro. Denunce che erano basate su un semplice presupposto: prima dell’arrivo della condivisione in rete della musica, il tasso di crescita di vendita dei cd musicale era dell’8/10 per cento. Questa percentuale l’hanno applicata agli ultimi quindici anni è hanno così stabilitop le perdite del settore. Studi veri – come quello dell’IPSOS  Allemagne dicono il contrario. L’istuto ha condotto nel  2009 un’estesa ricerca internazionale su 12  paesi  (Cina,  India,  Brasile,  Francia,  Germania, Regno  Unito,  Italia,  Giappone,  Russia,  Spagna,  USA,  ed  Emirati 
Arabi Uniti) su un campione di 6500 persone concentrata sui rapporti fra file sharing di musica e film e abitudini di spesa. Il risultato è che coloro  che  condividono  online  spendono  di più di coloro che non lo 
fanno,  soprattutto per i concerti, con   alcuni   casi   particolarmente   interessanti come   quello tedesco  in  cui  i  “condivisori”  spendono  quasi  il  triplo  (in  musica online legale e CD) dei non condivisori (si consiglia la lettura del libro, scaricabile in rete a cura di Fulvio Sarzana, con il contributo di alcuni pirati “libro Bianco sui diritti d’autore” disponibile qui: http://www.fulviosarzana.it/wp-content/uploads/2011/06/libro_bianco_fakepress.pdf . La parte relativa alle esagerazioni pazzesche delle major comincia da pag37)

SINTESI

0)  Agcom interviene con questo provvedimento legislativo senza averne  l’autorità, non esiste una norma che abbia attribuito all’Agcom il  potere di legiferare in questa materia
1)  La norma si estende in realtà a tutti i soggetti del web, italiani ed esteri (già questo fa sorridere per non piangere)
2)  L’autorità può rivolgere la richiesta di rimozione a chiunque possae sti  avere un qualche contatto con un file sospettato di violare il diritto  d’autore, al prestatore di servizio, al gestore della  pagina o del  sito, all’uploader, anche se tale soggetto sia all’estero,  ovvero tale  soggetto non si trovi, ovvero sia anche soggetto ad una  legge estera  (inapplicabile tecnicamente: all’estero hanno altra giurisdizione,  quindi possono bellamente ignorare le richieste “dell’ente” italiano)
3)  Se non viene rimosso il contenuto l’autorità può ordinare in ultima  istanza al provider  italiano, la rimozione attraverso la  disabilitazione all’accesso  (questo anche a siti italiani)
4)  I provider dovranno ubbidire di fronte alla prospettiva di vedersi  multati sino a centinaia di migliaia di euro e segnalati all’Autorità  giudiziaria spesso non facendo controli sul merito o facendoli in  maniera sommaria
5)  Qualsiasi file o “informazione” presente sul web potrà essere  assoggettato alla scure dell’Agcom. Una fotografia (che nella versione  originaria non era inclusa), il software (che prima non c’era), più  articoli e così via. Anche frammenti di opere, un idea (che non piace)  può essere censurarata col semplice appiglio di una foto, una frase  fatta passare per copiata,  un video ritenuto non conforme
6)  Non c’è alcun onere economico a carico di chi segnala che quindi può   dire ciò che vuole, e mandare da una a milioni di segnalazioni, né vi è,  come avviene per la procedura del notice and take down vero – quello  americano – (non il notice all’amatriciana a beneficio delle lobby),  alcuna conseguenza per chi segnala falsamente, così come non vi è il  principio del safeharbour (“porto sicuro” che limita o annulla la  responsabilità relativa al contenuto del soggetto che trasferisce i  dati), che collegato al meccanismo di notice garantisce e protegge i  provider.
7)  Un singolo file mp3 caricato su una pagina web da chiunque potrà essere  sanzionato in tempi brevi da una autorità AMMINISTRATIVA che ha deciso   di sostituirsi proditoriamente alla magistratura”.
8) Vi sono decine di studi indipendenti (qui http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing  ne sono segnalti oltre 30) che mostrano come pro e contro del file  sharing di opere protette senza scopo di lucro tendono al più ad  equivalersi, quando non risultano positivi economicamente per il settore  dei contenuti, non potendo essere quindi la causa dei problemi e dei  danni “lamentati” dall’industria dell’intrattenimento
Annunci

2 pensieri su “1 Agcom

  1. Pingback: #DigiTsipras Diritti Digitali in Europa | Partito Pirata Italiano Ferrara

  2. Pingback: #DigiTsipras Diritti Digitali in Europa | YBlog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...